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TRA IL MARE E LA NEVE #1

Era lì sospeso su di una collina, era sospeso, ma camminava, si era accorto che l’erba era bagnata, come avesse appena piovuto.

Grazie ai suoi stivali gialli di plastica riusciva a camminare nel fango; non amava l’odore dell’erba, ma la accarezzava, era morbida, una sensazione di tranquillità lo avvolse,  continuò a passeggiare e notò che l’erba era precisa, come se qualcuno con un tagliaerba  l’avesse tagliata, solo dopo notò che i fiori al suo passaggio scomparivano, non capiva, voltatosi vide che dove aveva calpestato l’erba si era creata una strada di asfalto, era stupito e dispiaciuto,ma sorrideva; povera collina. Sentiva che la vita che abitava in quel luogo aveva paura di lui, ne era terrorizzata.

d’un tratto una voce, femminile familiare, quella di sua madre:”non devi dispiacerti, nè gioire, la vita che alberga in questo posto è la tua”, voltatosi la vide, ma della madre aveva solo la voce, era poco meno che un fascio di luce, stancante da osservare; avrebbe voluto chiamarla mamma o perlomeno sapere perchè la sua voce gli era così familiare, ma si vergognava e si lascio uscire un solo :”chi sei?”, anche se non aveva occhi lui sentiva il suo sguardo fino dentro alle midolla, aveva una tremenda sensazione di essere nudo, la luce non rispose e scrutandolo iniziò a volteggiare giù dalla collina; Lui non sapeva cosa ci fosse intorno, iniziò a seguirla, d’un tratto una spinta alle spalle lo fece rotolare giù per la discesa; non aveva fiato, si sentiva accartocciato, non si sentiva in sè.

La rotolata finì su di una brillante spiaggia, e mentre alzava lo sguardo si formo un’enorme vasca d’acqua senza confini, l’acqua era azzurra , l’acqua era mare, di lei nessuna traccia.

Iniziò a sentirsi arrabbiato, era sceso dalla collina per lei, ora avrebbe dovuto risalirla, si sentiva uno stupido.

Mentre malediceva quella luce che lo aveva portato nemmeno lui sapeva dove d’un tratto strillò:”Magari affoghi stupida luce! non hai pensato…” nemmeno riuscì a finire che fu abbaiato dal riflesso sull’acqua della creatura, era lì sospesa in mezzo all’acqua, era pervaso dalla sensazione che la creatura stesse piangendo, come se gli stesse per succedere qualcosa; iniziò ad avvicinarsi, ma appena lui tocco l’acqua con i piedi la creatura cadde nell’acqua, non ne usciva, l’acqua iniziò a bollire, l’acqua era diventata talmente bollente che si dovette allontanare per non rimanerne ustionato.

La creatura di luce non emergeva lui era nel panico aveva un’irresistibile voglia di salvarla ma non ne aveva le forze, sapeva che la creatura stava affogando e pianse.

Improvvisamente avvertì un cambiamento di tempo, lui aveva ignorato l’esistenza di un tempo e di uno spazio e si sorprese, iniziò a diluviare l’acqua del mare smise di bollire, doveva cercarla vedere come stava si voltò e si accorse che se sul mare pioveva sulla collina nevicava; aveva pena per la creatura dispersa, non smetteva di piangere, era scioccato per ciò che era successo si guardava intorno intontito e chiamò:” Mamma!” “Mamma!” e d’improvviso una voce femminile rispose strillando, non quella di sua madre, la voce che gli rispose era ferma e aspra “Svegliati!”.

Aprì gli occhi e capì che la voce che strillava era quella di Francesca, la moglie di suo Fratello che era china su di lui con un’aria alla “mi-fai-pena-poverello” “era un incubo? ti ho sentito urlare e quando sono arrivata ho visto…” lui la interruppe non voleva sentirle dire che lo aveva visto piangere nel sonno, sentiva le guance bagnate:” Sto bene, era solo un incubo” rispose.

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